mercoledì 29 ottobre 2008

Le Comunità Europee ed il diritto d'Autore


Corte di Giustizia Europea 8/11/2007 n. C-20/05
Direttiva 98/34/CE - Procedura d'informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche - Legge nazionale che impone l'obbligo di apporre il contrassegno dell'ente nazionale incaricato della riscossione dei diritti d'autore su dischi compatti commercializzati

Sentenza
1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli artt. 3 CE, 23 CE-27 CE, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 giugno 1998, 98/34/CE, che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione (GU L 204, pag. 37), come modificata con la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 20 luglio 1998 (GU L 217, pag. 18; in prosieguo: la «direttiva 98/34»), della direttiva del Consiglio 19 novembre 1992, 92/100/CEE, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale (GU L 346, pag. 61), nonché della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 maggio 2001, 2001/29/CE, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione (GU L 167, pag. 10).
2 La domanda è stata presentata nell’ambito di un procedimento penale promosso in Italia a carico del sig. Schwibbert per detenzione di compact disc (in prosieguo: i «CD») che non recavano il contrassegno dell’ente nazionale incaricato della riscossione dei diritti d’autore.
Contesto normativo
La normativa comunitaria
3 La direttiva del Consiglio 28 marzo 1983, 83/189/CEE (GU L 109, pag. 8) ha istituito in diritto comunitario una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche.
4 L’art. 12 della direttiva 83/189 recita:
«1. Gli Stati membri prendono le misure necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro dodici mesi a decorrere dalla sua notifica e ne informano immediatamente la Commissione.
2. Gli Stati membri provvedono a comunicare alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno adottate nel settore disciplinato dalla presente direttiva».
5 La direttiva 83/189 ha subito varie modifiche sostanziali. La direttiva 98/34 ne ha effettuato la codificazione.
6 L’art. 1 della direttiva 98/34 dispone quanto segue:
«Ai sensi della presente direttiva si intende per:
1) “prodotto”: i prodotti di fabbricazione industriale e i prodotti agricoli, compresi i prodotti della pesca;
(…)
3) “specificazione tecnica”: una specificazione che figura in un documento che definisce le caratteristiche richieste di un prodotto, quali i livelli di qualità o di proprietà di utilizzazione, la sicurezza, le dimensioni, comprese le prescrizioni applicabili al prodotto per quanto riguarda la denominazione di vendita, la terminologia, i simboli, le prove ed i metodi di prova, l’imballaggio, la marcatura e l’etichettatura, nonché le procedure di valutazione della conformità.
(…)
4) “altro requisito”: un requisito diverso da una specificazione tecnica, prescritto per un prodotto per motivi di tutela, in particolare dei consumatori o dell’ambiente, e concernente il suo ciclo di vita dopo la commercializzazione, quali le sue condizioni di utilizzazione, di riciclaggio, di reimpiego o di eliminazione qualora tali condizioni possano influenzare in modo significativo la composizione o la natura del prodotto o la sua commercializzazione;
(…)
11) “regola tecnica”: una specificazione tecnica o altro requisito o una regola relativa ai servizi, comprese le disposizioni amministrative che ad esse si applicano, la cui osservanza è obbligatoria, de jure o de facto, per la commercializzazione, la prestazione di servizi, lo stabilimento di un fornitore di servizi o l’utilizzo degli stessi in uno Stato membro o in una parte importante di esso, nonché, fatte salve quelle di cui all’articolo 10, le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri che vietano la fabbricazione, l’importazione, la commercializzazione o l’utilizzo di un prodotto oppure la prestazione o l’utilizzo di un servizio o lo stabilimento come fornitore di servizi.
(…)»
7 Gli artt. 8 e 9 della direttiva 98/34 impongono agli Stati membri, da un lato, di comunicare alla Commissione delle Comunità europee i progetti di regole tecniche che rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva in parola, salvo che si tratti del semplice recepimento integrale di una norma internazionale o europea, nel qual caso è sufficiente una semplice informazione sulla norma stessa, e, dall’altro, di rinviare di vari mesi l’adozione di tali progetti al fine di consentire alla Commissione di verificare se sono compatibili con il diritto comunitario, segnatamente con la libera circolazione delle merci, o di proporre, nel settore di cui trattasi, une direttiva, un regolamento o una decisione.
8 La direttiva 92/100 ha per oggetto l’armonizzazione della protezione giuridica delle opere protette dal diritto d’autore e delle realizzazioni protette dai diritti connessi. Essa è diretta a garantire agli autori e artisti interpreti o esecutori un reddito adeguato. A tal fine, la direttiva 92/100 stabilisce che gli Stati membri prevedono il diritto di autorizzare o proibire il noleggio ed il prestito di originali, di copie di opere protette dal diritto d’autore e di altre realizzazioni indicate all’art. 2, n. 1, della direttiva in parola. Nell’ambito del capo II della direttiva 92/100, relativo ai diritti connessi al diritto di autore, l’art. 9 stabilisce che gli Stati membri prevedono un diritto esclusivo di messa a disposizione del pubblico, per la vendita o altro, delle realizzazioni elencate al detto articolo.
La normativa nazionale
9 Ai sensi della legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di diritto d’autore (GURI 16 luglio 1941, n. 166; in prosieguo: la «legge del 1941»), l’obbligo di apposizione del contrassegno su qualunque supporto contenente opere protette è uno strumento di autenticazione e di garanzia che permette di distinguere il prodotto legittimo da quello pirata. La Società Italiana Autori ed Editori, ente pubblico ad hoc, svolge funzioni di protezione, intermediazione e certificazione. Il contrassegno così previsto dalla legge reca le iniziali «SIAE».
10 La legge 27 marzo 1987, n. 121 (GURI 28 marzo 1987, n. 73), ha esteso l’obbligo di apposizione del contrassegno «SIAE» ad altri supporti contenenti opere dell’ingegno.
11 Nell’ambito del recepimento della direttiva 92/100, il legislatore italiano, in forza del decreto legislativo 16 novembre 1994, n. 685 (GURI 16 dicembre 1994, n. 293), che ha abrogato la legge n. 121/87, ha inserito in particolare nella legge del 1941 una disposizione, l’art. 171 ter, n. 1, lett. c), che commina sanzioni penali specifiche e dispone quanto segue:
«1. È punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la multa da lire cinquecentomila a lire sei milioni chiunque:
(...)
c) vende o noleggia videocassette, musicassette od altro supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere cinematografiche o audiovisive o sequenze di immagini in movimento, non contrassegnati dalla società italiana degli autori ed editori (S.I.A.E.) ai sensi della presente legge e del regolamento di esecuzione.
(…)».
Causa principale e questione pregiudiziale
12 Il 12 febbraio 2000 la Procura della Repubblica presso il Tribunale civile e penale di Forlì ha avviato un’indagine preliminare nei confronti del sig. Schwibbert, residente in Italia, legale rappresentante della società K.J.W.S. Srl, e ha confermato che, il 9 e il 10 febbraio 2000, quest’ultimo deteneva per la vendita presso i magazzini di tale società un certo numero di CD contenenti riproduzioni di opere dei pittori Giorgio De Chirico e Mario Schifano. I CD, importati dalla Germania per conto di altre società in vista della loro commercializzazione nell’ambito di iniziative culturali, erano privi del contrassegno «SIAE».
13 Nel corso di indagini effettuate il 9 e il 10 febbraio 2000 da agenti della Guardia di Finanza – Comando Tenenza di Cesena, veniva redatto un verbale di sequestro dei CD di cui è causa, conformemente al codice di procedura penale, nel quale veniva indicato che, ad un primo esame, tale merce appariva contraffatta.
14 Il 23 maggio 2001 la Procura della Repubblica presso il Tribunale civile e penale di Forlì ha rinviato a giudizio il sig. Schwibbert, imputato del delitto di cui all’art. 171 ter, n. 1, lett. c), della legge del 1941, dinanzi al medesimo Tribunale.
15 L’udienza dinanzi al Tribunale civile e penale di Forlì si è svolta il 14 dicembre 2004. Nel verbale d’udienza il giudice del rinvio sottolinea che è posto a carico del sig. Schwibbert non già il fatto di avere riprodotto abusivamente le opere, dato che quest’ultimo era in possesso delle necessarie autorizzazioni, bensì esclusivamente la circostanza che i CD fossero privi del contrassegno «SIAE».
16 Nel corso di tale udienza, il difensore del sig. Schwibbert ha chiesto al giudice a quo di sottoporre una domanda di pronuncia pregiudiziale alla Corte. Il Tribunale civile e penale di Forlì ha accolto tale istanza, ma, nell’ordinanza di rinvio, ha semplicemente incluso in allegato la memoria dell’avvocato, senza formulare quesiti precisi.
17 Conformemente all’art. 104, n. 5, del regolamento di procedura, il 17 luglio 2006 la Corte ha chiesto chiarimenti al giudice del rinvio. La risposta del giudice in parola è pervenuta alla Corte il 31 ottobre 2006.
18 Da tale risposta risulta che la questione formulata dal Tribunale civile e penale di Forlì è la seguente:
«Se le norme nazionali in tema di contrassegno SIAE siano compatibili con gli artt. 3 CE, 23 CE-27 CE, 1, 8, 10 e 11 della direttiva 22 giugno 1998, 98/34/CE, e con le direttive 92/100 e 2001/29».
Sulla questione pregiudiziale
Sulla ricevibilità
19 Il governo italiano, sia nell’ambito delle osservazioni scritte sia in udienza, fa valere che la domanda di pronuncia pregiudiziale dovrebbe essere dichiarata irricevibile. Secondo detto governo, infatti, la domanda di cui trattasi non contiene tutte le informazioni necessarie per consentire alla Corte di risolvere utilmente la questione sottoposta. A tale proposito, il governo italiano sostiene che, contrariamente a quanto richiesto dall’art. 20 dello Statuto della Corte di giustizia, la domanda in parola non precisa i motivi per cui l’interpretazione delle norme di diritto comunitario sarebbe necessaria e non evidenzia chiaramente le disposizioni nazionali che si applicano effettivamente alla causa principale. In ogni caso, detta domanda sarebbe irrilevante rispetto alla soluzione del giudizio di cui trattasi.
20 Quanto alla Commissione, nelle sue osservazioni scritte essa rileva che la questione pregiudiziale, laddove concerne l’interpretazione degli artt. 3 CE, 23 CE-27 CE e la direttiva 92/100, va dichiarata irricevibile poiché l’ordinanza di rinvio non contiene sufficienti indicazioni.
21 Va rammentato che le informazioni fornite nelle decisioni di rinvio pregiudiziale devono non solo consentire alla Corte di fornire risposte utili, ma altresì dare ai governi degli Stati membri nonché alle altre parti interessate la possibilità di presentare osservazioni ai sensi dell’art. 20 dello Statuto della Corte di giustizia (ordinanza 2 marzo 1999, causa C-422/98, Colonia Versicherung e a., Racc. pag. I-1279, punto 5). Compete alla Corte vigilare affinché tale possibilità sia salvaguardata, tenuto conto del fatto che, a norma della disposizione citata, alle parti interessate vengono notificate solo le decisioni di rinvio (sentenza 1° aprile 1982, cause riunite 141/81-143/81, Holdijk e a., Racc pag. 1299, punto 6; ordinanza 13 marzo 1996, causa C-326/95, Banco de Fomento e Exterior, Racc. pag. I-1385, punto 7, nonché sentenza 13 aprile 2000, causa C-176/96, Lehtonen e Castors Braine, Racc. pag. I-2681, punto 23). Infatti, secondo la giurisprudenza della Corte, è indispensabile che il giudice nazionale fornisca un minimo di spiegazioni sulle ragioni della scelta delle norme comunitarie di cui chiede l’interpretazione e sul rapporto che egli ritiene esista fra tali disposizioni e la normativa nazionale applicabile alla controversia (v., in particolare, ordinanza 28 giugno 2000, causa C-116/00, Laguillaumie, Racc. pag. I-4979, punto 16, nonché sentenza 5 dicembre 2006, cause riunite C-94/04 e C-202/04, Cipolla e a., Racc. pag. I-11421, punto 38).
22 Nel caso di specie, come risulta dal punto 17 della presente sentenza, il giudice del rinvio, su richiesta della Corte, ha fornito chiarimenti relativamente ai fatti oggetto della causa principale così come in merito al contesto giuridico nazionale e comunitario. Inoltre, la Società Italiana degli Autori ed Editori, il governo italiano e la Commissione hanno ritenuto possibile, sulla base delle informazioni fornite da tale giudice, presentare osservazioni alla Corte.
23 Per quanto riguarda la direttiva 98/34, la posizione delle parti interessate è divergente relativamente al punto se l’obbligo di apposizione del contrassegno «SIAE» valga anche per i CD in questione nella causa principale e, eventualmente, in che momento tale obbligo sia stato esteso a detti supporti, e cioè se anteriormente o successivamente all’introduzione nel diritto comunitario dell’obbligo di comunicazione dei progetti di regole tecniche. Nel caso di specie, non è in discussione che fosse stato promosso un procedimento penale a carico del sig. Schwibbert per non aver apposto il contrassegno «SIAE» in parola. Tuttavia, stabilire il momento in cui l’obbligo di apposizione è stato effettivamente introdotto nella normativa italiana concerne l’interpretazione del diritto nazionale, per la quale la Corte non è competente. In ogni caso, l’incertezza su tale punto non è tale da privare di utilità la soluzione chiesta alla Corte relativamente alla questione sottoposta così come precisata dal giudice del rinvio nella sua risposta alla richiesta di chiarimenti.
24 La Corte ritiene pertanto di essere stata sufficientemente informata per poter risolvere la questione relativamente alla direttiva 98/34.
25 Per quanto riguarda, invece, l’interpretazione degli artt. 3 CE, 23 CE-27 CE e della direttiva 92/100, è giocoforza constatare che l’ordinanza di rinvio non fornisce le informazioni necessarie per consentire alla Corte di fornire al giudice a quo una risposta utile.
26 Si deve infatti ricordare che le disposizioni del Trattato CE vietano, fra gli Stati membri, i dazi doganali all’importazione e all’esportazione e tutte le altre misure di effetto equivalente. Quanto alla direttiva 92/100, essa armonizza le norme sul diritto di noleggio e di prestito, nonché su taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale.
27 Orbene, le indicazioni relative alla ricostruzione dei fatti della causa principale fornite dal giudice a quo non consentono di stabilire con certezza il luogo di fabbricazione dei CD né che siano stati effettivamente importati in Italia. Quanto alle informazioni relative al contesto normativo nazionale, esse non consentono alla Corte di conoscere sufficientemente le caratteristiche del corrispettivo economico per la concessione del contrassegno «SIAE» al fine di stabilire se si tratti di un dazio doganale o di una tassa di effetto equivalente ai sensi dei menzionati articoli del Trattato CE. Infine, le indicazioni di cui trattasi non consentono nemmeno di valutare se la direttiva 92/100 osti a tali disposizioni nazionali.
28 Alla luce di quanto precede, non è possibile pronunciarsi sul punto se se gli artt. 3 CE, 23 CE-27 CE e la direttiva 92/100 ostino ad un obbligo come quello in discussione nella causa principale.
29 Occorre inoltre precisare che la questione pregiudiziale riguarda altresì l’interpretazione della direttiva 2001/29. Questa direttiva è fondata sui principi e le norme già fissati, in particolare, dalla direttiva 92/100, da essa modificata. La direttiva 2001/29 è stata adottata il 22 maggio 2001 e il suo art. 13 prevede che gli Stati membri devono conformarvisi anteriormente al 22 dicembre 2002. Orbene, i fatti all’origine della causa principale si sono svolti nel corso del febbraio 2000, data in cui la direttiva di cui trattasi non era ancora stata adottata. Pertanto, la questione pregiudiziale, laddove concerne l’interpretazione della direttiva 2001/29, è irricevibile.
30 Di conseguenza, la domanda di pronuncia pregiudiziale va considerata ricevibile solamente nella parte in cui riguarda l’interpretazione della direttiva 98/34.
Nel merito
31 Con la sua questione il giudice del rinvio chiede in sostanza se gli artt. 1, 8, 10 e 11 della direttiva 98/34 ostino a disposizioni nazionali come quelle della causa principale, laddove esse prevedano, in occasione della riproduzione di opere dell’ingegno, l’apposizione sul supporto in cui queste ultime sono contenute della sigla della Società Italiana degli Autori ed Editori.
32 A tale riguardo, dagli atti depositati dinanzi alla Corte emerge che, nella causa principale, è stato promosso un procedimento penale a carico del sig. Schwibbert per non aver apposto il contrassegno in parola su CD contenenti opere d’arte figurativa. Occorre pertanto accertare se le norme di diritto comunitario richiamate dal giudice del rinvio ostino a disposizioni nazionali che prevedono tale obbligo.
33 In primo luogo, si deve verificare se l’obbligo di apporre detta sigla possa essere qualificato come «regola tecnica» ai sensi dell’art. 1 della direttiva 98/34. In caso di soluzione affermativa, andrà accertato se il progetto di regola tecnica sia stato notificato alla Commissione dalle autorità italiane, dato che in mancanza di tale notifica esso sarebbe inoppobinile al sig. Schwibbert (v., in particolare, sentenze 30 aprile 1996, causa C-194/94, CIA Security International, Racc. pag. I-2201, punti 48 e 54; 16 giugno 1998, causa C-226/97, Lemmens, Racc. pag. I-3711, punto 33, nonché 6 giugno 2002, causa C-159/00, Sapod Audic, Racc. pag. I-5031, punto 49).
34 Dall’art. 1, punto 11, della direttiva 98/34 discende che la nozione di «regola tecnica» è scomponibile in tre categorie, vale a dire, in primo luogo, la «specificazione tecnica» ai sensi dell’art. 1, punto 3, della detta direttiva, in secondo luogo, «altri requisiti » come definiti all’art. 1, punto 4, della direttiva in parola e, in terzo luogo, il divieto di fabbricazione, importazione, commercializzazione o utilizzo di un prodotto di cui all’art. 1, punto 11, della medesima direttiva (v., in particolare, sentenza 21 aprile 2005, causa C-267/03, Lindberg, Racc. pag. I-3247, punto 54).
35 Come già affermato dalla Corte, la nozione di «specificazione tecnica» presuppone che la misura nazionale si riferisca necessariamente al prodotto o al suo imballaggio in quanto tali, e che definisca quindi una delle caratteristiche richieste di un prodotto (v., in tal senso, sentenze 8 marzo 2001, causa C-278/99, Van der Burg, Racc. pag. I-2015, punto 20; 22 gennaio 2002, causa C-390/99, Canal Satélite Digital, Racc. pag. I-607, punto 45, nonché Sapod Audic, punto 30, e Lindberg, punto 57, già citate).
36 Nel caso di specie, è giocoforza constatare, come osservato dall’avvocato generale ai paragrafi 46 e 48 delle sue conclusioni, che l’apposizione del contrassegno «SIAE», diretta ad informare i consumatori e le autorità nazionali che le copie sono legali, si effettua sul supporto stesso che contiene l’opera dell’ingegno, quindi sul prodotto stesso. Non è pertanto esatto sostenere, come asserito dalla Società Italiana degli Autori ed Editori e dal governo italiano, che tale contrassegno riguarderebbe solamente l’opera dell’ingegno.
37 Orbene, tale contrassegno costituisce una «specificazione tecnica» ai sensi dell’art. 1, punto 3, della direttiva 98/34, poiché rientra nelle prescrizioni applicabili ai prodotti considerati per quanto riguarda la marcatura e l’etichettatura. Pertanto, dal momento che l’osservanza di detta specificazione è obbligatoria de iure per la commercializzazione dei prodotti di cui trattasi, la specificazione in parola costituisce una «regola tecnica» ai sensi dell’art. 1, punto 11, primo comma, della direttiva in questione (v., in questo senso, sentenza 20 marzo 1997, causa C-13/96, Bic Benelux, Racc. pag. I-1753, punto 23).
38 Conformemente all’art. 8 della direttiva 98/34, «gli Stati membri comunicano immediatamente alla Commissione ogni progetto di regola tecnica». Se tale obbligo non è stato rispettato, la regola tecnica non può essere opposta ai singoli, come ricordato al punto 33 della presente sentenza. Va dunque verificato se, nel caso di specie, lo Stato membro abbia rispettato gli obblighi che discendono dall’art. 8 della direttiva 98/34. In caso negativo, la regola tecnica in discussione sarebbe inopponibile al sig. Schwibbert.
39 La Società Italiana degli Autori ed Editori ed il governo italiano fanno valere che l’obbligo di apposizione del contrassegno «SIAE» ai supporti contenenti opere dell’ingegno era già previsto, ben prima dell’entrata in vigore delle pertinenti direttive comunitarie, nella legge del 1941 per i supporti cartacei, e che le modifiche legislative apportate, successivamente all’entrata in vigore delle direttive menzionate, rispettivamente, nel 1987 e nel 1994, hanno costituito semplicemente adeguamenti ai progressi tecnologici che hanno unicamente incluso nuovi supporti nell’ambito d’applicazione dell’obbligo di cui trattasi. Di conseguenza, non risultava necessario notificare alla Commissione le modifiche in parola.
40 Nel caso in esame, dal fascicolo presentato alla Corte sembra evincersi che, per quanto riguarda i supporti oggetto della causa principale, vale a dire i CD contenenti opere d’arte figurativa, l’obbligo di apposizione del contrassegno «SIAE» è stato reso ad essi applicabile nel 1994 in forza del decreto legislativo n. 685. In tale contesto, l’obbligo di cui trattasi avrebbe dovuto essere comunicato alla Commissione dalla Repubblica italiana, dal momento che esso è stato stabilito successivamente all’istituzione, ad opera della direttiva 83/189, della procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche. Tuttavia, come ricordato al punto 23 della presente sentenza, spetta al giudice del rinvio accertare se l’obbligo di cui trattasi sia stato effettivamente introdotto nel diritto italiano in tale momento.
41 In quanto l’obbligo di apposizione del contrassegno distintivo «SIAE» sia stato esteso ai prodotti, come quelli che costituiscono oggetto della causa principale, successivamente all’entrata in vigore della direttiva 83/189, si deve ricordare che, per giurisprudenza costante, la finalità perseguita con l’art. 8, n. 1, primo comma, seconda frase, della direttiva 98/34 è quella di consentire alla Commissione di disporre di informazioni quanto più possibile complete su tutto il progetto di regola tecnica quanto al suo contenuto, alla sua portata e al suo contesto generale onde consentirle di esercitare, nel modo più efficace possibile, i poteri che le sono conferiti dalla direttiva (v., in particolare, le sentenze CIA Security International, cit., punto 50; 16 settembre 1997, causa C-279/94, Commissione/Italia, Racc. pag. I-4743, punto 40, e 7 maggio 1998, causa C-145/97, Commissione/Belgio, Racc. pag. I-2643, punto 12).
42 Analogamente, conformemente al n. 1, terzo comma, del menzionato art. 8, gli «Stati membri procedono ad una nuova comunicazione (…) qualora essi apportino al progetto di regola tecnica modifiche importanti che ne alterino il campo di applicazione (…)». Orbene, l’inclusione di nuovi supporti, quali i CD, nell’ambito dell’obbligo di apposizione del contrassegno «SIAE» dev’essere considerata come una modifica di tal genere (v., in questo senso, sentenze 1º giugno 1994, causa C-317/92, Commissione/Germania, Racc. pag. I-2039, punto 25, e Lindberg, cit., punti 84 e 85).
43 Nelle sue osservazioni scritte ed in udienza, la Commissione ha affermato, senza essere contraddetta in proposito dallo Stato membro, che la Repubblica italiana non le aveva comunicato la modifica in parola.
44 Orbene, conformemente alla giurisprudenza della Corte, l’inadempimento dell’obbligo di comunicazione costituisce un vizio procedurale nell’adozione delle regole tecniche di cui è causa e comporta l’inapplicabilità delle regole tecniche considerate, di modo che esse non possono essere opposte ai privati (v., in particolare, le citate sentenze CIA Security International, punto 54, e Lemmens, punto 33). I privati possono avvalersene dinanzi al giudice nazionale, cui compete la disapplicazione di una regola tecnica nazionale che non sia stata notificata conformemente alla direttiva 98/34 (v., in particolare, le citate sentenze CIA Security International, punto 55, e Sapod Audic, punto 50).
45 Alla luce di tali elementi, occorre dichiarare che la direttiva 98/34 dev’essere interpretata nel senso che disposizioni nazionali come quelle in discussione nella causa principale, in quanto abbiano stabilito, successivamente all’entrata in vigore della direttiva 83/189, l’obbligo di apporre su CD contenenti opere d’arte figurativa il contrassegno «SIAE» in vista della loro commercializzazione nello Stato membro interessato, costituiscono una regola tecnica che, qualora non sia stata notificata alla Commissione, non può essere fatta valere nei confronti di un privato.
Sulle spese
46 Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:
La direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 giugno 1998, 98/34/CE, che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione, come modificata con direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 20 luglio 1998, 98/48/CE, dev’essere interpretata nel senso che disposizioni nazionali come quelle di cui trattasi nella causa principale, in quanto abbiano stabilito, successivamente all’entrata in vigore della direttiva del Consiglio 28 marzo 1983, 83/189/CEE, che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche, l’obbligo di apporre sui dischi compatti contenenti opere d’arte figurativa il contrassegno «SIAE» in vista della loro commercializzazione nello Stato membro interessato, costituiscono una regola tecnica che, qualora non sia stata notificata alla Commissione, non può essere fatta valere nei confronti di un privato.


171bis Legge diritto d'Autore: I primi provvedimenti dei Giudici Nazionali dopo la declaratoria di illegittimità ad opera della Corte di Giustizia


Tribunale Cesena Forlì 18/2/2008

SENTENZA
Nel procedimento penale contro:
TIZIO, nato il (omissis) a Cesena (FC), residente a Cesena - Via (omissis), ivi elettivamente domiciliato
ASSENTE PROCESSUALMENTE PRESENTE
IMPUTATO
Reato p. e p. dall'art. 171 bis L. 633/41 per aver detenuto, a scopo commerciale, contenendoli in n.4 CD ROM privi di marchio SIAE dei programmi per elaborare e segnatamente software per PC abusivamente duplicati,. In Cesena il 28.02.2002.integrazione capo di imputazione del PM:il pm contesta all'imputato, dopo la parola "duplicati", n. 190 videocassette vhs contenenti immagini dei concerti degli U2, Simple Minds, Depeche Mode, nonché n.508 musicassette contenenti brani musicali interpretati da U2 e Simple Minds, nonché 27 vhs 8 mm con incisi vari concerti di U2 e Simple Minds e Depeche Mode, nonché n.283 cd musicali con riprodotti vari brani degli stessi autori, tutti privi del marchio SIAE.In Cesena fino al 28.02.2002.

LE PARTI HANNO CONCLUSO COMESEGUE
Il PM - assoluzione perché il fatto non sussisto.LA DIFESA - quando ai cd-vhs chiede l'assoluzione perché il fatto non è previsto dalla legge come reato e quando al software perché il fatto non sussiste.

MOTIVAZIONE
In esito all'istruttoria dibattimentale, sentite le parti, che hanno concluso come da verbale, il Tribunale osserva quando segue.Per quale che attiene ai fatti di detenzione di materiali audiovisivo sprovvisto del timbro della SIAE, dopo la sent. 8.11.2007della Corte di Giustizia europea (a cui si rinvia, per sintesi) essi sono divenute penalmente irrilevanti, essendo stata dichiarata illegittima la normativa nazionale sull'apposizione del relativo contrassegno.Rispetto alla detenzione la normativa nazionale sull'apposizione del relativo contrassegno.Rispetto alla detenzione di materiale informatico, non essendovi stata prova dell'abusiva di duplicazione, la condotta non è punibile per difetto del dolo specifico, ossia lo scopo commerciale (v. esame del Maresciallo Buda).Relativamente a quando in sequestro, non più necessario a fine di prova, se ne ordina la restituzione all'imputato.
P.Q.M
Visto l'art. 530 c.p.p. assolve l'imputato dal reato relativo ai supporti audiovisivi perché non previsto dalla legge come reato e dal reato relativo ai programmi per elaboratore perché il fatto non costituisce reato.Ordina la restituzione all'imputato di quanto in sequestro.

171bis Legge diritto d'Autore: I primi provvedimenti dei Giudici Nazionali dopo la declaratoria di illegittimità ad opera della Corte di Giustizia


Tribunale Cesena Forlì 18/2/2008

SENTENZA
Nel procedimento penale contro:
TIZIO, nato il (omissis) a Cesena (FC), residente a Cesena - Via (omissis), ivi elettivamente domiciliato
ASSENTE PROCESSUALMENTE PRESENTE
IMPUTATO
Reato p. e p. dall'art. 171 bis L. 633/41 per aver detenuto, a scopo commerciale, contenendoli in n.4 CD ROM privi di marchio SIAE dei programmi per elaborare e segnatamente software per PC abusivamente duplicati,. In Cesena il 28.02.2002.integrazione capo di imputazione del PM:il pm contesta all'imputato, dopo la parola "duplicati", n. 190 videocassette vhs contenenti immagini dei concerti degli U2, Simple Minds, Depeche Mode, nonché n.508 musicassette contenenti brani musicali interpretati da U2 e Simple Minds, nonché 27 vhs 8 mm con incisi vari concerti di U2 e Simple Minds e Depeche Mode, nonché n.283 cd musicali con riprodotti vari brani degli stessi autori, tutti privi del marchio SIAE.In Cesena fino al 28.02.2002.

LE PARTI HANNO CONCLUSO COMESEGUE
Il PM - assoluzione perché il fatto non sussisto.LA DIFESA - quando ai cd-vhs chiede l'assoluzione perché il fatto non è previsto dalla legge come reato e quando al software perché il fatto non sussiste.

MOTIVAZIONE
In esito all'istruttoria dibattimentale, sentite le parti, che hanno concluso come da verbale, il Tribunale osserva quando segue.Per quale che attiene ai fatti di detenzione di materiali audiovisivo sprovvisto del timbro della SIAE, dopo la sent. 8.11.2007della Corte di Giustizia europea (a cui si rinvia, per sintesi) essi sono divenute penalmente irrilevanti, essendo stata dichiarata illegittima la normativa nazionale sull'apposizione del relativo contrassegno.Rispetto alla detenzione la normativa nazionale sull'apposizione del relativo contrassegno.Rispetto alla detenzione di materiale informatico, non essendovi stata prova dell'abusiva di duplicazione, la condotta non è punibile per difetto del dolo specifico, ossia lo scopo commerciale (v. esame del Maresciallo Buda).Relativamente a quando in sequestro, non più necessario a fine di prova, se ne ordina la restituzione all'imputato.
P.Q.M
Visto l'art. 530 c.p.p. assolve l'imputato dal reato relativo ai supporti audiovisivi perché non previsto dalla legge come reato e dal reato relativo ai programmi per elaboratore perché il fatto non costituisce reato.Ordina la restituzione all'imputato di quanto in sequestro.

martedì 28 ottobre 2008

L'Atto di trasferimento di quote di S.R.L.: ecco le novità!!!!

Trasferimento di quote di S.r.l.: le prime indicazioni operative
Agenzia Entrate , circolare 17.10.2008 n° 58


L’imposizione dell’atto di trasferimento di quote di società a responsabilità limitata sottoscritto digitalmente deve aver luogo mediante presentazione ad un ufficio dell’Agenzia delle entrate del modello di richiesta di registrazione (Mod. 69), allegando allo stesso il supporto di memorizzazione (es: CD o DVD) dell’atto firmato digitalmente dai contraenti, unitamente ad un esemplare in formato cartaceo.
E' quanto chiarisce la Circolare 17 ottobre 2008, n. 58 con la quale l'Agenzia delle Entrate illustra la nuova modalità di trasferimento delle partecipazioni di società a responsabilità limitata secondo quanto previsto dal Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla Legge 6 agosto 2008, n. 133.
In particolare, prima della tassazione degli atti di trasferimento delle quote di società a responsabilità limitata sottoscritti con firma digitale, dovrà essere verificata la validità del documento informatico depositato per la registrazione, il rispetto delle regole tecniche per la sua formazione, per la sottoscrizione digitale e per la validazione temporale secondo i criteri di seguito indicati. L’ufficio deve constatare che:
il documento non sia stato modificato dopo la firma;
il certificato del sottoscrittore sia garantito da un’autorità di certificazione (CA) inclusa nell’elenco pubblico dei certificatori;
il certificato del sottoscrittore non sia scaduto;
il certificato del sottoscrittore non sia stato sospeso o revocato;
la marca temporale sia valida e riferita al documento presentato.
Inoltre alla richiesta di registrazione (possibile presso qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle entrate) dovrà essere allegata la prova dell’avvenuto pagamento dell’imposta di registro (168,00 euro per ciascuna disposizione negoziale contenuta nel documento) e dell’imposta di bollo (14,62 euro sia per l’originale informatico sia per l’esemplare cartaceo).
(Altalex, 21 ottobre 2008)

Agenzia delle Entrate Anno 2008
Agenzia delle Entrate, Circolare 17 ottobre 2008, n. 58/E
Direzione Centrale Servizi ai Contribuenti

Oggetto: Trasferimento di quote di S.r.l. – Art. 36 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. Prime indicazioni operative

1. Premessa
L’art. 36, comma 1 bis, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, prevede una nuova modalità di trasferimento delle partecipazioni di società a responsabilità limitata.In particolare, stabilisce che gli atti in questione possano essere sottoscritti in forma digitale, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione dei documenti informatici, ed essere depositati entro trenta giorni presso l’ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede sociale, a cura di un intermediario abilitato ai sensi dell’art. 31, comma 2 quater, della legge 24 novembre 2000, n. 340. La disposizione fa “salva la disciplina tributaria applicabile agli atti di cui al presente comma”.L’art. 36, comma 1 bis, comporta quindi una modalità di trasferimento di quote sociali alternativa a quella stabilita dall’art. 2470, secondo comma, del codice civile.Considerato il richiamo contenuto nella citata disposizione alla normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione dei documenti informatici, si coglie l’occasione per illustrare le prime linee operative che gli uffici dovranno seguire per la tassazione di atti della specie.2. Richiesta di registrazione del documento informatico
Come indicato in premessa, l’art. 36, comma 1 bis, del decreto legge n. 112 in argomento, nel disciplinare questa nuova modalità di trasferimento delle quote sociali, fa “salva la disciplina tributaria applicabile agli atti di cui al presente comma”.Lo specifico riferimento al regime fiscale di tassazione evidenzia la volontà del legislatore di estendere il trattamento fiscale delle partecipazioni societarie con sottoscrizione autentica di cui al citato art. 2470, secondo comma, del codice civile, agli atti di trasferimento sottoscritti con firma digitale.Di conseguenza, questi atti debbono intendersi soggetti a registrazione in termine fisso ex art. 11 della Tariffa Parte I, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro (di seguito T.U.R.).In attesa della predisposizione di un’apposita procedura telematica per la registrazione dei contratti in oggetto e per il relativo pagamento, l’imposizione dell’atto di trasferimento di quote di società a responsabilità limitata sottoscritto digitalmente deve aver luogo mediante presentazione ad un ufficio dell’Agenzia delle entrate del modello di richiesta di registrazione (Mod. 69), allegando allo stesso il supporto di memorizzazione (es: CD o DVD) dell’atto firmato digitalmente dai contraenti 1, unitamente ad un esemplare in formato cartaceo.Ai fini dell’individuazione del termine per la richiesta di registrazione, il documento informatico dovrà essere munito di marcatura temporale al momento dell’apposizione, a cura delle parti, dell’ultima firma digitale. Allo scopo di semplificare il controllo dell’ufficio sull’avvenuto rispetto del termine, è auspicabile che la data del contratto coincida con quella risultante dalla marca temporale.2 Alla richiesta di registrazione, che può essere eseguita presso qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle entrate3, le parti debbono unire la prova dell’avvenuto pagamento dell’imposta di registro, nella misura fissa di 168,00 euro per ciascuna disposizione negoziale contenuta nel documento4, e dell’imposta di bollo, nella misura di 14,62 euro sia per l’originale informatico sia per l’esemplare cartaceo, secondo le disposizioni vigenti.Si ricorda a tal fine che il codice tributo da indicare nel modello F23 per il pagamento dell’imposta di registro è il 109T; per gli atti di trasferimento della piena proprietà delle partecipazioni, il codice negozio da riportare nel Mod. 69 è il 1114.Sono obbligate a richiedere la registrazione esclusivamente le parti contraenti5, le quali hanno facoltà di avvalersi degli intermediari abilitati o di altri soggetti dotati di procura speciale conferita ex art. 63, secondo comma, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.3. Verifica del documento informatico
L’art. 4, comma 2, del codice dell’amministrazione digitale6 prevede che“ogni atto e documento (possa) essere trasmesso alle pubbliche amministrazioni con l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione se formato ed inviato nel rispetto della vigente normativa”; il successivo art. 20 sancisce poi i principi che il documento informatico sottoscritto digitalmente deve rispettare.Ne vengono, in particolare, regolate la validità e la rilevanza agli effetti di legge, la riconducibilità all’autore del documento stesso sottoscritto con firma digitale, l’integrità e l’immodificabilità del contenuto.In applicazione delle suddette disposizioni, prima della tassazione degli atti di trasferimento delle quote di società a responsabilità limitata sottoscritti con firma digitale, dovrà essere verificata la validità del documento informatico depositato per la registrazione, il rispetto delle regole tecniche per la sua formazione, per la sottoscrizione digitale e per la validazione temporale secondo i criteri di seguito indicati.In particolare, l’ufficio deve constatare che:1. Il documento non sia stato modificato dopo la firma;2. Il certificato del sottoscrittore sia garantito da un’autorità di certificazione (CA) inclusa nell’elenco pubblico dei certificatori;3. Il certificato del sottoscrittore non sia scaduto;4. Il certificato del sottoscrittore non sia stato sospeso o revocato;5. La marca temporale sia valida e riferita al documento presentato.Le verifiche sopra elencate possono essere eseguite utilizzando le risorse rese disponibili sul portale PAGE, area “Assistenza”, sezione “Applicazioni”, voce “Firma digitale”.Tale voce si riferisce ad una pagina web che funge da punto di riferimento per quanto riguarda la firma digitale e la marca temporale nell’ambito dell’Agenzia delle entrate ed a tal fine è costantemente aggiornata.Da essa è infatti possibile scaricare il software per la verifica automatica dei requisiti da 1 a 4 sopra elencati delle firme digitali, da installare sulle postazioni di lavoro presso le quali gli uffici riceveranno gli atti in argomento per la registrazione. Sempre nella predetta pagina web sono disponibili i riferimenti di alcuni servizi on-line di verifica delle firme digitali e delle marche temporali, nonché esempi di verifica delle medesime.L’installazione del software sarà curato dai gestori di rete locali secondo le direttive già impartite dalla competente Direzione Centrale Amministrazione. Si evidenzia che il software di verifica delle firme digitali sarà a breve aggiornato anche al fine di consentire il riscontro delle marche temporali. Pertanto, nelle more dell’adeguamento del suddetto software, la verifica della marca temporale sarà eseguita mediante uno dei predetti servizi on–line.Qualora vengano riscontrate irregolarità nel contenuto del documento informatico, della firma digitale o della marca temporale, gli uffici non potranno accettare il deposito del documento stesso in quanto non conforme a quanto stabilito dal codice dell’amministrazione digitale.4. Registrazione del documento informatico
Terminata la fase preliminare di controllo illustrata al precedente paragrafo, per consentire la materiale registrazione, l’ufficio procederà alla stampa di una copia, utile anche per le finalità di archiviazione del documento informatico.Verificata la corrispondenza degli esemplari cartacei al documento informatico, l’ufficio ne attesterà poi la conformità in tutte le componenti ai sensi dell’art. 23, comma 2bis, del codice dell’amministrazione digitale7 e procederà alla liquidazione e registrazione dell’atto, apponendo sui supporti cartacei gli estremi della registrazione e la quietanza delle somme riscosse8.Sull’esemplare cartaceo depositato dal richiedente la registrazione, verrà applicato uno dei contrassegni attestante l’avvenuto pagamento dell’imposta di bollo. L’altro contrassegno dovrà essere apposto sulla copia stampata dall’ufficio.Al contribuente va restituito uno degli esemplari autenticati dell’atto; l’altro esemplare e il supporto di memorizzazione contenente il documento informatico rimarranno invece archiviati presso l’ufficio.Le Direzioni Regionali adotteranno le opportune iniziative, anche di carattere organizzativo, per la corretta applicazione di quanto stabilito con la presente circolare.
______________
1 Per il formato dell’atto firmato digitalmente, la circolare Unioncamere - Camere di Commercio D’Italia n. 14288 del 22 settembre 2008 precisa che sarà accettato dagli uffici del registro delle imprese sia il PDF/A sia il TIFF.
2 Analoga indicazione è contenuta nella citata circolare Unioncamere.3 Art. 9, comma 2, del T.U.R.4 Cfr risoluzione n. 225 del 5 giugno 2008, che precisa che nel caso in cui l’atto di cessione di quote sociali riguardi distinte disposizioni negoziali non derivanti per la loro intrinseca natura le une dalle altre, ciascuna di tali disposizioni è assoggettata ad autonoma tassazione in base all’art. 11 della Tariffa allegata al T.U.R. che prevede la corresponsione dell’imposta di registro nella misura fissa di 168,00 euro.
5 art. 10, comma 1, lettera a) del T.U.R.6 D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82
7 In particolare occorrerà attestare l’apposizione delle sottoscrizioni digitali e della marca temporale.8 a norma dell’art. 16 del T.U.R.

L'Atto di trasferimento di quote di S.R.L.: ecco le novità!!!!

Trasferimento di quote di S.r.l.: le prime indicazioni operative
Agenzia Entrate , circolare 17.10.2008 n° 58


L’imposizione dell’atto di trasferimento di quote di società a responsabilità limitata sottoscritto digitalmente deve aver luogo mediante presentazione ad un ufficio dell’Agenzia delle entrate del modello di richiesta di registrazione (Mod. 69), allegando allo stesso il supporto di memorizzazione (es: CD o DVD) dell’atto firmato digitalmente dai contraenti, unitamente ad un esemplare in formato cartaceo.
E' quanto chiarisce la Circolare 17 ottobre 2008, n. 58 con la quale l'Agenzia delle Entrate illustra la nuova modalità di trasferimento delle partecipazioni di società a responsabilità limitata secondo quanto previsto dal Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla Legge 6 agosto 2008, n. 133.
In particolare, prima della tassazione degli atti di trasferimento delle quote di società a responsabilità limitata sottoscritti con firma digitale, dovrà essere verificata la validità del documento informatico depositato per la registrazione, il rispetto delle regole tecniche per la sua formazione, per la sottoscrizione digitale e per la validazione temporale secondo i criteri di seguito indicati. L’ufficio deve constatare che:
il documento non sia stato modificato dopo la firma;
il certificato del sottoscrittore sia garantito da un’autorità di certificazione (CA) inclusa nell’elenco pubblico dei certificatori;
il certificato del sottoscrittore non sia scaduto;
il certificato del sottoscrittore non sia stato sospeso o revocato;
la marca temporale sia valida e riferita al documento presentato.
Inoltre alla richiesta di registrazione (possibile presso qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle entrate) dovrà essere allegata la prova dell’avvenuto pagamento dell’imposta di registro (168,00 euro per ciascuna disposizione negoziale contenuta nel documento) e dell’imposta di bollo (14,62 euro sia per l’originale informatico sia per l’esemplare cartaceo).
(Altalex, 21 ottobre 2008)

Agenzia delle Entrate Anno 2008
Agenzia delle Entrate, Circolare 17 ottobre 2008, n. 58/E
Direzione Centrale Servizi ai Contribuenti

Oggetto: Trasferimento di quote di S.r.l. – Art. 36 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. Prime indicazioni operative

1. Premessa
L’art. 36, comma 1 bis, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, prevede una nuova modalità di trasferimento delle partecipazioni di società a responsabilità limitata.In particolare, stabilisce che gli atti in questione possano essere sottoscritti in forma digitale, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione dei documenti informatici, ed essere depositati entro trenta giorni presso l’ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede sociale, a cura di un intermediario abilitato ai sensi dell’art. 31, comma 2 quater, della legge 24 novembre 2000, n. 340. La disposizione fa “salva la disciplina tributaria applicabile agli atti di cui al presente comma”.L’art. 36, comma 1 bis, comporta quindi una modalità di trasferimento di quote sociali alternativa a quella stabilita dall’art. 2470, secondo comma, del codice civile.Considerato il richiamo contenuto nella citata disposizione alla normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione dei documenti informatici, si coglie l’occasione per illustrare le prime linee operative che gli uffici dovranno seguire per la tassazione di atti della specie.2. Richiesta di registrazione del documento informatico
Come indicato in premessa, l’art. 36, comma 1 bis, del decreto legge n. 112 in argomento, nel disciplinare questa nuova modalità di trasferimento delle quote sociali, fa “salva la disciplina tributaria applicabile agli atti di cui al presente comma”.Lo specifico riferimento al regime fiscale di tassazione evidenzia la volontà del legislatore di estendere il trattamento fiscale delle partecipazioni societarie con sottoscrizione autentica di cui al citato art. 2470, secondo comma, del codice civile, agli atti di trasferimento sottoscritti con firma digitale.Di conseguenza, questi atti debbono intendersi soggetti a registrazione in termine fisso ex art. 11 della Tariffa Parte I, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro (di seguito T.U.R.).In attesa della predisposizione di un’apposita procedura telematica per la registrazione dei contratti in oggetto e per il relativo pagamento, l’imposizione dell’atto di trasferimento di quote di società a responsabilità limitata sottoscritto digitalmente deve aver luogo mediante presentazione ad un ufficio dell’Agenzia delle entrate del modello di richiesta di registrazione (Mod. 69), allegando allo stesso il supporto di memorizzazione (es: CD o DVD) dell’atto firmato digitalmente dai contraenti 1, unitamente ad un esemplare in formato cartaceo.Ai fini dell’individuazione del termine per la richiesta di registrazione, il documento informatico dovrà essere munito di marcatura temporale al momento dell’apposizione, a cura delle parti, dell’ultima firma digitale. Allo scopo di semplificare il controllo dell’ufficio sull’avvenuto rispetto del termine, è auspicabile che la data del contratto coincida con quella risultante dalla marca temporale.2 Alla richiesta di registrazione, che può essere eseguita presso qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle entrate3, le parti debbono unire la prova dell’avvenuto pagamento dell’imposta di registro, nella misura fissa di 168,00 euro per ciascuna disposizione negoziale contenuta nel documento4, e dell’imposta di bollo, nella misura di 14,62 euro sia per l’originale informatico sia per l’esemplare cartaceo, secondo le disposizioni vigenti.Si ricorda a tal fine che il codice tributo da indicare nel modello F23 per il pagamento dell’imposta di registro è il 109T; per gli atti di trasferimento della piena proprietà delle partecipazioni, il codice negozio da riportare nel Mod. 69 è il 1114.Sono obbligate a richiedere la registrazione esclusivamente le parti contraenti5, le quali hanno facoltà di avvalersi degli intermediari abilitati o di altri soggetti dotati di procura speciale conferita ex art. 63, secondo comma, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.3. Verifica del documento informatico
L’art. 4, comma 2, del codice dell’amministrazione digitale6 prevede che“ogni atto e documento (possa) essere trasmesso alle pubbliche amministrazioni con l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione se formato ed inviato nel rispetto della vigente normativa”; il successivo art. 20 sancisce poi i principi che il documento informatico sottoscritto digitalmente deve rispettare.Ne vengono, in particolare, regolate la validità e la rilevanza agli effetti di legge, la riconducibilità all’autore del documento stesso sottoscritto con firma digitale, l’integrità e l’immodificabilità del contenuto.In applicazione delle suddette disposizioni, prima della tassazione degli atti di trasferimento delle quote di società a responsabilità limitata sottoscritti con firma digitale, dovrà essere verificata la validità del documento informatico depositato per la registrazione, il rispetto delle regole tecniche per la sua formazione, per la sottoscrizione digitale e per la validazione temporale secondo i criteri di seguito indicati.In particolare, l’ufficio deve constatare che:1. Il documento non sia stato modificato dopo la firma;2. Il certificato del sottoscrittore sia garantito da un’autorità di certificazione (CA) inclusa nell’elenco pubblico dei certificatori;3. Il certificato del sottoscrittore non sia scaduto;4. Il certificato del sottoscrittore non sia stato sospeso o revocato;5. La marca temporale sia valida e riferita al documento presentato.Le verifiche sopra elencate possono essere eseguite utilizzando le risorse rese disponibili sul portale PAGE, area “Assistenza”, sezione “Applicazioni”, voce “Firma digitale”.Tale voce si riferisce ad una pagina web che funge da punto di riferimento per quanto riguarda la firma digitale e la marca temporale nell’ambito dell’Agenzia delle entrate ed a tal fine è costantemente aggiornata.Da essa è infatti possibile scaricare il software per la verifica automatica dei requisiti da 1 a 4 sopra elencati delle firme digitali, da installare sulle postazioni di lavoro presso le quali gli uffici riceveranno gli atti in argomento per la registrazione. Sempre nella predetta pagina web sono disponibili i riferimenti di alcuni servizi on-line di verifica delle firme digitali e delle marche temporali, nonché esempi di verifica delle medesime.L’installazione del software sarà curato dai gestori di rete locali secondo le direttive già impartite dalla competente Direzione Centrale Amministrazione. Si evidenzia che il software di verifica delle firme digitali sarà a breve aggiornato anche al fine di consentire il riscontro delle marche temporali. Pertanto, nelle more dell’adeguamento del suddetto software, la verifica della marca temporale sarà eseguita mediante uno dei predetti servizi on–line.Qualora vengano riscontrate irregolarità nel contenuto del documento informatico, della firma digitale o della marca temporale, gli uffici non potranno accettare il deposito del documento stesso in quanto non conforme a quanto stabilito dal codice dell’amministrazione digitale.4. Registrazione del documento informatico
Terminata la fase preliminare di controllo illustrata al precedente paragrafo, per consentire la materiale registrazione, l’ufficio procederà alla stampa di una copia, utile anche per le finalità di archiviazione del documento informatico.Verificata la corrispondenza degli esemplari cartacei al documento informatico, l’ufficio ne attesterà poi la conformità in tutte le componenti ai sensi dell’art. 23, comma 2bis, del codice dell’amministrazione digitale7 e procederà alla liquidazione e registrazione dell’atto, apponendo sui supporti cartacei gli estremi della registrazione e la quietanza delle somme riscosse8.Sull’esemplare cartaceo depositato dal richiedente la registrazione, verrà applicato uno dei contrassegni attestante l’avvenuto pagamento dell’imposta di bollo. L’altro contrassegno dovrà essere apposto sulla copia stampata dall’ufficio.Al contribuente va restituito uno degli esemplari autenticati dell’atto; l’altro esemplare e il supporto di memorizzazione contenente il documento informatico rimarranno invece archiviati presso l’ufficio.Le Direzioni Regionali adotteranno le opportune iniziative, anche di carattere organizzativo, per la corretta applicazione di quanto stabilito con la presente circolare.
______________
1 Per il formato dell’atto firmato digitalmente, la circolare Unioncamere - Camere di Commercio D’Italia n. 14288 del 22 settembre 2008 precisa che sarà accettato dagli uffici del registro delle imprese sia il PDF/A sia il TIFF.
2 Analoga indicazione è contenuta nella citata circolare Unioncamere.3 Art. 9, comma 2, del T.U.R.4 Cfr risoluzione n. 225 del 5 giugno 2008, che precisa che nel caso in cui l’atto di cessione di quote sociali riguardi distinte disposizioni negoziali non derivanti per la loro intrinseca natura le une dalle altre, ciascuna di tali disposizioni è assoggettata ad autonoma tassazione in base all’art. 11 della Tariffa allegata al T.U.R. che prevede la corresponsione dell’imposta di registro nella misura fissa di 168,00 euro.
5 art. 10, comma 1, lettera a) del T.U.R.6 D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82
7 In particolare occorrerà attestare l’apposizione delle sottoscrizioni digitali e della marca temporale.8 a norma dell’art. 16 del T.U.R.

Proroga sfratti


L'esecuzione dei provvedimenti di rilascio per finita locazione degli immobili adibiti ad uso abitativo, già sospesa fino al 15 ottobre 2008 ai sensi del D.L. 31 dicembre 2007, n. 248 (Decreto Milleproroghe), è ulteriormente differita al 30 giugno 2009.
E' quanto prevede il Decreto Legge 20 ottobre 2008, n. 158 pubblicato in Gazzetta Ufficiale 20 ottobre 2008, n. 246.
In particolare, sono 127 i comuni italiani (comprese le 14 città metropolitane) interessati dal provvedimento che ha l'obiettivo di aiutare i nuclei familiari in difficoltà così come individuati dalla Legge 8 febbraio 2007, n. 9: "conduttori con reddito annuo lordo complessivo familiare inferiore a 27.000 euro, che siano o abbiano nel proprio nucleo familiare persone ultrasessantacinquenni, malati terminali o portatori di handicap con invalidita' superiore al 66 per cento, purche' non siano in possesso di altra abitazione adeguata al nucleo familiare nella regione di residenza".
(Altalex, 22 ottobre 2008)

DECRETO-LEGGE 20 ottobre 2008, n. 158
Misure urgenti per contenere il disagio abitativo di particolari categorie sociali.
(GU n. 246 del 20-10-2008)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessita' ed urgenza di ulteriormente garantire il contenimento del disagio abitativo relativamente a particolari categorie sociali di conduttori assoggettati a procedure esecutive di rilascio nei comuni capoluogo delle aree metropolitane, nonche' nei comuni ad alta tensione abitativa con essi confinanti;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 17 ottobre 2008;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze;
Emana
il seguente decreto-legge:
Art. 1.
1. Al fine di ridurre il disagio abitativo e di favorire il passaggio da casa a casa per le particolari categorie sociali individuate dall'articolo 1, comma 1, della legge 8 febbraio 2007, n. 9, in attesa della realizzazione delle misure e degli interventi previsti dal Piano nazionale di edilizia abitativa di cui all'articolo 11 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, l'esecuzione dei provvedimenti di rilascio per finita locazione degli immobili adibiti ad uso abitativo, gia' sospesa fino al 15 ottobre 2008 ai sensi dell'articolo 22-ter del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, e' ulteriormente differita al 30 giugno 2009, limitatamente ai comuni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 27 maggio 2005, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 148.
2. Fino alla scadenza del termine di cui al comma 1 trovano applicazione le disposizioni dell'articolo 1, commi 2, 4, 5 e 6, della legge 8 febbraio 2007, n. 9, nonche' i benefici fiscali di cui all'articolo 2 della medesima legge n. 9 del 2007.
3. Alle minori entrate derivanti dall'attuazione del presente articolo, valutate in 2,29 milioni di euro per l'anno 2009 e in 4,54 milioni di euro per l'anno 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica.
4. Il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri di cui al presente articolo, anche ai fini dell'adozione dei provvedimenti correttivi di cui all'articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
Art. 2.
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara' presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addi' 20 ottobre 2008
NAPOLITANO
Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Matteoli, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti
Alfano, Ministro della giustizia
Tremonti, Ministro dell'economia e delle finanze
Visto, il Guardasigilli: Alfano

Proroga sfratti


L'esecuzione dei provvedimenti di rilascio per finita locazione degli immobili adibiti ad uso abitativo, già sospesa fino al 15 ottobre 2008 ai sensi del D.L. 31 dicembre 2007, n. 248 (Decreto Milleproroghe), è ulteriormente differita al 30 giugno 2009.
E' quanto prevede il Decreto Legge 20 ottobre 2008, n. 158 pubblicato in Gazzetta Ufficiale 20 ottobre 2008, n. 246.
In particolare, sono 127 i comuni italiani (comprese le 14 città metropolitane) interessati dal provvedimento che ha l'obiettivo di aiutare i nuclei familiari in difficoltà così come individuati dalla Legge 8 febbraio 2007, n. 9: "conduttori con reddito annuo lordo complessivo familiare inferiore a 27.000 euro, che siano o abbiano nel proprio nucleo familiare persone ultrasessantacinquenni, malati terminali o portatori di handicap con invalidita' superiore al 66 per cento, purche' non siano in possesso di altra abitazione adeguata al nucleo familiare nella regione di residenza".
(Altalex, 22 ottobre 2008)

DECRETO-LEGGE 20 ottobre 2008, n. 158
Misure urgenti per contenere il disagio abitativo di particolari categorie sociali.
(GU n. 246 del 20-10-2008)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessita' ed urgenza di ulteriormente garantire il contenimento del disagio abitativo relativamente a particolari categorie sociali di conduttori assoggettati a procedure esecutive di rilascio nei comuni capoluogo delle aree metropolitane, nonche' nei comuni ad alta tensione abitativa con essi confinanti;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 17 ottobre 2008;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze;
Emana
il seguente decreto-legge:
Art. 1.
1. Al fine di ridurre il disagio abitativo e di favorire il passaggio da casa a casa per le particolari categorie sociali individuate dall'articolo 1, comma 1, della legge 8 febbraio 2007, n. 9, in attesa della realizzazione delle misure e degli interventi previsti dal Piano nazionale di edilizia abitativa di cui all'articolo 11 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, l'esecuzione dei provvedimenti di rilascio per finita locazione degli immobili adibiti ad uso abitativo, gia' sospesa fino al 15 ottobre 2008 ai sensi dell'articolo 22-ter del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, e' ulteriormente differita al 30 giugno 2009, limitatamente ai comuni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 27 maggio 2005, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 148.
2. Fino alla scadenza del termine di cui al comma 1 trovano applicazione le disposizioni dell'articolo 1, commi 2, 4, 5 e 6, della legge 8 febbraio 2007, n. 9, nonche' i benefici fiscali di cui all'articolo 2 della medesima legge n. 9 del 2007.
3. Alle minori entrate derivanti dall'attuazione del presente articolo, valutate in 2,29 milioni di euro per l'anno 2009 e in 4,54 milioni di euro per l'anno 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica.
4. Il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri di cui al presente articolo, anche ai fini dell'adozione dei provvedimenti correttivi di cui all'articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
Art. 2.
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara' presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addi' 20 ottobre 2008
NAPOLITANO
Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Matteoli, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti
Alfano, Ministro della giustizia
Tremonti, Ministro dell'economia e delle finanze
Visto, il Guardasigilli: Alfano

lunedì 20 ottobre 2008

Misure per la stabilità del mercato

Crisi finanziaria: misure per la stabilità del sistema bancario e tutela del risparmio

Decreto Legge 09.10.2008 n° 155 , G.U. 09.10.2008


Il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato, anche in deroga alle norme di contabilità di Stato, a sottoscrivere o garantire aumenti di capitale deliberati da banche italiane che presentano una situazione di inadeguatezza patrimoniale accertata dalla Banca d'Italia.
E' questa la principale misura prevista dal Decreto Legge 9 ottobre 2008, n. 155 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 9 ottobre 2008, n. 237) approvato d'urgenza dal Consiglio dei Ministri al fine di garantire la stabilità del sistema creditizio italiano e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese ed ai consumatori nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali.
Inoltre, "ad integrazione ed in aggiunta agli interventi dei sistemi di garanzia dei depositanti istituiti e riconosciuti ai sensi dell'articolo 96 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato a rilasciare la garanzia statale a favore dei depositanti delle banche italiane per un periodo di 36 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto".
(Altalex, 10 ottobre 2008)
DECRETO-LEGGE 9 ottobre 2008, n. 155
Misure urgenti per garantire la stabilita' del sistema creditizio e la continuita' nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali.
(GU n. 237 del 9-10-2008)
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;Visti gli articoli 47 e 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione;Visto il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385;Visto il testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58;Considerate le conclusioni del Consiglio Ecofin del 7 ottobre 2008 sui principi comuni dell'Unione europea per l'adozione di risposte immediate alle turbolenze dei mercati finanziari;Valutata la straordinaria necessita' ed urgenza di garantire la stabilita' del sistema creditizio e la continuita' nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali;Ritenuta la straordinaria necessita' ed urgenza di prevedere un programma di interventi per la protezione del pubblico risparmio e per la tutela della stabilita' finanziaria;Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione dell'8 ottobre 2008;Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell'economia e delle finanze;
Emana
il seguente decreto-legge:Art. 1.
1. Il Ministero dell'economia e delle finanze e' autorizzato, anche in deroga alle norme di contabilita' di Stato, a sottoscrivere o garantire aumenti di capitale deliberati da banche italiane che presentano una situazione di inadeguatezza patrimoniale accertata dalla Banca d'Italia. Tale sottoscrizione puo' essere effettuata a condizione che l'aumento di capitale non sia stato ancora perfezionato, alla data di entrata in vigore del presente decreto, e che vi sia un programma di stabilizzazione e rafforzamento della banca interessata della durata minima di 36 mesi.2. La sottoscrizione e' effettuata sulla base della valutazione da parte della Banca d'Italia dei seguenti elementi:a) la sussistenza delle condizioni di cui al comma 1;b) l'adeguatezza del piano di stabilizzazione e rafforzamento della banca presentato per la deliberazione dell'aumento di capitale;c) le politiche dei dividendi, approvate dall'assemblea della banca richiedente, per il periodo di durata del programma di stabilizzazione e rafforzamento.3. Le azioni detenute dal Ministero dell'economia e delle finanze, dalla data di sottoscrizione fino alla data di eventuale cessione, sono privilegiate nella distribuzione dei dividendi rispetto a tutte le altre categorie di azioni.4. Fino alla data di cessione delle azioni sottoscritte dal Ministero dell'economia e delle finanze, le variazioni sostanziali al programma di stabilizzazione e rafforzamento di cui al comma 1 sono soggette alla preventiva approvazione del Ministero dell'economia e delle finanze, sentita la Banca d'Italia.5. Alle partecipazioni acquisite dal Ministero dell'economia e delle finanze ai sensi del presente articolo, non si applicano le limitazioni alla partecipazione al capitale di cui al capo V del titolo II del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni. La qualita' di socio di banca popolare e' acquisita dalla data di sottoscrizione delle azioni. Fino alla data di cessione delle azioni sottoscritte dal Ministero dell'economia e delle finanze, nelle banche partecipate non si applicano le disposizioni speciali in materia di esercizio del diritto di voto proprie delle societa' cooperative.6. Non si applicano al Ministero dell'economia e delle finanze le disposizioni degli articoli 106, comma 1, e 109, comma 1, del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni.7. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, sono individuate per ciascuna operazione di cui al presente articolo le risorse necessarie per finanziare le operazioni stesse. Le predette risorse, da iscrivere in apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, sono individuate in relazione a ciascuna operazione mediante:a) riduzione lineare delle dotazioni finanziarie, a legislazione vigente, delle missioni di spesa di ciascun Ministero, con esclusione delle dotazioni di spesa di ciascuna missione connesse a stipendi, assegni, pensioni e altre spese fisse; alle spese per interessi; alle poste correttive e compensative delle entrate, comprese le regolazioni contabili con le regioni; ai trasferimenti a favore degli enti territoriali aventi natura obbligatoria; del fondo ordinario delle universita'; delle risorse destinate alla ricerca; delle risorse destinate al finanziamento del 5 per mille delle imposte sui redditi delle persone fisiche; nonche' quelle dipendenti da parametri stabiliti dalla legge o derivanti da accordi internazionali;b) riduzione di singole autorizzazioni legislative di spesa;c) utilizzo mediante versamento in entrata di disponibilita' esistenti sulle contabilita' speciali nonche' sui conti di tesoreria intestati ad amministrazioni pubbliche ed enti pubblici nazionali con esclusione di quelli intestati alle Amministrazioni territoriali con corrispondente riduzione delle relative autorizzazioni di spesa e contestuale riassegnazione al predetto capitolo;d) emissione di titoli del debito pubblico.8. I decreti di cui al comma 7 e i correlati decreti di variazione di bilancio sono trasmessi con immediatezza al Parlamento e comunicati alla Corte dei conti.
Art. 2.
1. In presenza di una situazione di grave crisi di banche italiane, anche di liquidita', che possa recare pregiudizio alla stabilita' del sistema finanziario, si applicano le procedure di cui agli articoli 70, e seguenti, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385.2. Il Ministero dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad effettuare le operazioni di cui all'articolo 1 anche a favore delle banche sottoposte alle procedure di cui al comma 1. Spetta in via esclusiva ai commissari straordinari, sentito il Comitato di sorveglianza, deliberare le operazioni sul capitale cui partecipa il Ministero dell'economia e delle finanze. La delibera dei commissari e' preventivamente autorizzata dalla Banca d'Italia. Il provvedimento autorizzatorio integra la valutazione di cui all'articolo 1, comma 2.
Art. 3.
1. Qualora, al fine di soddisfare esigenze di liquidita', la Banca d'Italia eroghi finanziamenti che siano garantiti mediante pegno o cessione di credito, la garanzia si intende prestata, con effetto nei confronti del debitore e dei terzi aventi causa, all'atto della sottoscrizione del contratto di garanzia finanziaria, in deroga agli articoli 1264, 1265 e 2800 del codice civile e agli articoli 1, comma 1, lettera q), e 2, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 170. Ai medesimi finanziamenti si applica l'articolo 67, quarto comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.2. Il Ministero dell'economia e delle finanze puo' rilasciare la garanzia statale su finanziamenti erogati dalla Banca d'Italia alle banche italiane e alle succursali di banche estere in Italia per fronteggiare gravi crisi di liquidita' (emergency liquidity assistance).
Art. 4.
1. Ad integrazione ed in aggiunta agli interventi dei sistemi di garanzia dei depositanti istituiti e riconosciuti ai sensi dell'articolo 96 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, il Ministero dell'economia e delle finanze e' autorizzato a rilasciare la garanzia statale a favore dei depositanti delle banche italiane per un periodo di 36 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
Art. 5.
1. Con decreti di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Banca d'Italia, da adottarsi entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabiliti criteri, condizioni e modalita' di sottoscrizione degli aumenti di capitale e di concessione della garanzia statale e di attuazione del presente decreto.2. La garanzia dello Stato di cui agli articoli 3, comma 2, e 4 sara' elencata nell'allegato allo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze di cui all'articolo 13 della legge 5 agosto 1978, n. 468. Ai relativi eventuali oneri si provvede ai sensi dell'articolo 7, secondo comma, numero 2), della legge 5 agosto 1978, n. 468, con imputazione nell'ambito dell'unita' previsionale di base 8.1.7.
Art. 6.
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara' presentato alle Camere per la conversione in legge.Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addi' 9 ottobre 2008
NAPOLITANO
Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Tremonti, Ministro dell'economia e delle finanze
Visto, il Guardasigilli: Alfano

Misure per la stabilità del mercato

Crisi finanziaria: misure per la stabilità del sistema bancario e tutela del risparmio

Decreto Legge 09.10.2008 n° 155 , G.U. 09.10.2008


Il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato, anche in deroga alle norme di contabilità di Stato, a sottoscrivere o garantire aumenti di capitale deliberati da banche italiane che presentano una situazione di inadeguatezza patrimoniale accertata dalla Banca d'Italia.
E' questa la principale misura prevista dal Decreto Legge 9 ottobre 2008, n. 155 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 9 ottobre 2008, n. 237) approvato d'urgenza dal Consiglio dei Ministri al fine di garantire la stabilità del sistema creditizio italiano e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese ed ai consumatori nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali.
Inoltre, "ad integrazione ed in aggiunta agli interventi dei sistemi di garanzia dei depositanti istituiti e riconosciuti ai sensi dell'articolo 96 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato a rilasciare la garanzia statale a favore dei depositanti delle banche italiane per un periodo di 36 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto".
(Altalex, 10 ottobre 2008)
DECRETO-LEGGE 9 ottobre 2008, n. 155
Misure urgenti per garantire la stabilita' del sistema creditizio e la continuita' nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali.
(GU n. 237 del 9-10-2008)
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;Visti gli articoli 47 e 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione;Visto il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385;Visto il testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58;Considerate le conclusioni del Consiglio Ecofin del 7 ottobre 2008 sui principi comuni dell'Unione europea per l'adozione di risposte immediate alle turbolenze dei mercati finanziari;Valutata la straordinaria necessita' ed urgenza di garantire la stabilita' del sistema creditizio e la continuita' nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali;Ritenuta la straordinaria necessita' ed urgenza di prevedere un programma di interventi per la protezione del pubblico risparmio e per la tutela della stabilita' finanziaria;Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione dell'8 ottobre 2008;Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell'economia e delle finanze;
Emana
il seguente decreto-legge:Art. 1.
1. Il Ministero dell'economia e delle finanze e' autorizzato, anche in deroga alle norme di contabilita' di Stato, a sottoscrivere o garantire aumenti di capitale deliberati da banche italiane che presentano una situazione di inadeguatezza patrimoniale accertata dalla Banca d'Italia. Tale sottoscrizione puo' essere effettuata a condizione che l'aumento di capitale non sia stato ancora perfezionato, alla data di entrata in vigore del presente decreto, e che vi sia un programma di stabilizzazione e rafforzamento della banca interessata della durata minima di 36 mesi.2. La sottoscrizione e' effettuata sulla base della valutazione da parte della Banca d'Italia dei seguenti elementi:a) la sussistenza delle condizioni di cui al comma 1;b) l'adeguatezza del piano di stabilizzazione e rafforzamento della banca presentato per la deliberazione dell'aumento di capitale;c) le politiche dei dividendi, approvate dall'assemblea della banca richiedente, per il periodo di durata del programma di stabilizzazione e rafforzamento.3. Le azioni detenute dal Ministero dell'economia e delle finanze, dalla data di sottoscrizione fino alla data di eventuale cessione, sono privilegiate nella distribuzione dei dividendi rispetto a tutte le altre categorie di azioni.4. Fino alla data di cessione delle azioni sottoscritte dal Ministero dell'economia e delle finanze, le variazioni sostanziali al programma di stabilizzazione e rafforzamento di cui al comma 1 sono soggette alla preventiva approvazione del Ministero dell'economia e delle finanze, sentita la Banca d'Italia.5. Alle partecipazioni acquisite dal Ministero dell'economia e delle finanze ai sensi del presente articolo, non si applicano le limitazioni alla partecipazione al capitale di cui al capo V del titolo II del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni. La qualita' di socio di banca popolare e' acquisita dalla data di sottoscrizione delle azioni. Fino alla data di cessione delle azioni sottoscritte dal Ministero dell'economia e delle finanze, nelle banche partecipate non si applicano le disposizioni speciali in materia di esercizio del diritto di voto proprie delle societa' cooperative.6. Non si applicano al Ministero dell'economia e delle finanze le disposizioni degli articoli 106, comma 1, e 109, comma 1, del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni.7. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, sono individuate per ciascuna operazione di cui al presente articolo le risorse necessarie per finanziare le operazioni stesse. Le predette risorse, da iscrivere in apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, sono individuate in relazione a ciascuna operazione mediante:a) riduzione lineare delle dotazioni finanziarie, a legislazione vigente, delle missioni di spesa di ciascun Ministero, con esclusione delle dotazioni di spesa di ciascuna missione connesse a stipendi, assegni, pensioni e altre spese fisse; alle spese per interessi; alle poste correttive e compensative delle entrate, comprese le regolazioni contabili con le regioni; ai trasferimenti a favore degli enti territoriali aventi natura obbligatoria; del fondo ordinario delle universita'; delle risorse destinate alla ricerca; delle risorse destinate al finanziamento del 5 per mille delle imposte sui redditi delle persone fisiche; nonche' quelle dipendenti da parametri stabiliti dalla legge o derivanti da accordi internazionali;b) riduzione di singole autorizzazioni legislative di spesa;c) utilizzo mediante versamento in entrata di disponibilita' esistenti sulle contabilita' speciali nonche' sui conti di tesoreria intestati ad amministrazioni pubbliche ed enti pubblici nazionali con esclusione di quelli intestati alle Amministrazioni territoriali con corrispondente riduzione delle relative autorizzazioni di spesa e contestuale riassegnazione al predetto capitolo;d) emissione di titoli del debito pubblico.8. I decreti di cui al comma 7 e i correlati decreti di variazione di bilancio sono trasmessi con immediatezza al Parlamento e comunicati alla Corte dei conti.
Art. 2.
1. In presenza di una situazione di grave crisi di banche italiane, anche di liquidita', che possa recare pregiudizio alla stabilita' del sistema finanziario, si applicano le procedure di cui agli articoli 70, e seguenti, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385.2. Il Ministero dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad effettuare le operazioni di cui all'articolo 1 anche a favore delle banche sottoposte alle procedure di cui al comma 1. Spetta in via esclusiva ai commissari straordinari, sentito il Comitato di sorveglianza, deliberare le operazioni sul capitale cui partecipa il Ministero dell'economia e delle finanze. La delibera dei commissari e' preventivamente autorizzata dalla Banca d'Italia. Il provvedimento autorizzatorio integra la valutazione di cui all'articolo 1, comma 2.
Art. 3.
1. Qualora, al fine di soddisfare esigenze di liquidita', la Banca d'Italia eroghi finanziamenti che siano garantiti mediante pegno o cessione di credito, la garanzia si intende prestata, con effetto nei confronti del debitore e dei terzi aventi causa, all'atto della sottoscrizione del contratto di garanzia finanziaria, in deroga agli articoli 1264, 1265 e 2800 del codice civile e agli articoli 1, comma 1, lettera q), e 2, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 170. Ai medesimi finanziamenti si applica l'articolo 67, quarto comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.2. Il Ministero dell'economia e delle finanze puo' rilasciare la garanzia statale su finanziamenti erogati dalla Banca d'Italia alle banche italiane e alle succursali di banche estere in Italia per fronteggiare gravi crisi di liquidita' (emergency liquidity assistance).
Art. 4.
1. Ad integrazione ed in aggiunta agli interventi dei sistemi di garanzia dei depositanti istituiti e riconosciuti ai sensi dell'articolo 96 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, il Ministero dell'economia e delle finanze e' autorizzato a rilasciare la garanzia statale a favore dei depositanti delle banche italiane per un periodo di 36 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
Art. 5.
1. Con decreti di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Banca d'Italia, da adottarsi entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabiliti criteri, condizioni e modalita' di sottoscrizione degli aumenti di capitale e di concessione della garanzia statale e di attuazione del presente decreto.2. La garanzia dello Stato di cui agli articoli 3, comma 2, e 4 sara' elencata nell'allegato allo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze di cui all'articolo 13 della legge 5 agosto 1978, n. 468. Ai relativi eventuali oneri si provvede ai sensi dell'articolo 7, secondo comma, numero 2), della legge 5 agosto 1978, n. 468, con imputazione nell'ambito dell'unita' previsionale di base 8.1.7.
Art. 6.
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara' presentato alle Camere per la conversione in legge.Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addi' 9 ottobre 2008
NAPOLITANO
Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Tremonti, Ministro dell'economia e delle finanze
Visto, il Guardasigilli: Alfano

Riceviamo e gentilmente pubblichiamo

Papà on-line e diritto di visita del minore
Tribunale Nicosia, decreto 22.04.2008
Il decreto del Tribunale di Nicosia del 22 aprile 2008, che dispone, tra l’altro, anche in merito all’esercizio del “diritto di visita” di un padre attraverso l’utilizzo di Internet, è destinato ad aprire nuovi scenari nel campo delle relazioni umane, in una dimensione innovativa ed arricchente e, seppur con i debiti correttivi e le ragionevoli limitazioni richiesti dal caso concreto, non scevra di prospettive prima inusitate, decisamente incoraggianti sul piano della qualità dei rapporti genitori-figli.
Il caso esaminato dalla magistratura siciliana è il seguente: un padre ha avanzato ricorso per la modifica dei patti stabiliti in sede di separazione consensuale omologata, sui quali è intervenuto decreto ex 710 c.p.c., che ha confermato l’affidamento esclusivo di due minori, figli del ricorrente, alla madre, stabilendo per il genitore non affidatario modalità di esercizio del diritto di visita piuttosto penalizzanti.
Con detto ricorso, l’istante ha invocato, in particolare, la revoca dell’affidamento esclusivo dei minori alla madre, quindi l’affidamento condiviso ad entrambi i genitori ex art. 155 c.c., oltre a una rinnovata griglia della scansione dei tempi di visita allo stesso concessi nell’arco dell’anno.
Tra le istanze avanzate, si segnala la richiesta relativa alla possibilità da parte del Collegio di prevedere “il diritto di visita on line sul web” da parte del padre nei confronti dei suoi diretti discendenti, in considerazione del fatto che la madre dei due minori ha mutato la propria residenza, trasferendosi con i figli in altro Comune, al preordinato fine, secondo parte ricorrente, di eludere il provvedimento giudiziale relativo al diritto di visita della prole, sradicandola dal proprio contesto ambientale.
Disposta la comparizione delle parti dal Tribunale, si è costituita la parte resistente, la quale, in via preliminare, ha dedotto, tra l’altro, l’inammissibilità della domanda per litispendenza di reclamo innanzi alla Corte d’Appello di Caltanissetta ex art. 739 c.p.c..
Nel merito, la resistente ha sostenuto l’infondatezza del ricorso, osservando che la scelta del genitore affidatario di trasferire la residenza dei minori, anche se diversa da quella del genitore non affidatario, è consentita e garantita dalla convenzione dell’Aja del 25.10.1980, ed è stata giustificata, nel caso concreto, da motivi di salute della stessa.
Il Tribunale, in via preliminare, rigetta l’eccezione di inammissibilità del ricorso per litispendenza di reclamo, peraltro già deciso, innanzi alla Corte d’Appello di Caltanissetta avverso decreto del medesimo Tribunale.
In effetti, la sopravvenienza del mutamento di residenza da parte della madre affidataria dei minori, rende ammissibile la proposizione da parte del coniuge di un autonomo giudizio al fine di ottenere la modifica dell’affidamento dei figli e del diritto di visita, ancorché penda reclamo avverso precedente decreto intervenuto tra le parti, data la differenza di petitum e causa petendi dei diversi procedimenti.
L’art. 155 c.c., modificato dalla
L. 54/2006, sottolinea il diritto dei figli minori, in caso di separazione, a mantenere un rapporto significativo e continuativo con ciascuno dei genitori e con i parenti dei rispettivi rami genitoriali. L’interesse da valorizzare è soltanto quello morale e materiale del minore ad un percorso formativo ed educativo sereno ed equilibrato. Ove quest’ultimo non possa essere garantito attraverso la modalità di affidamento ad entrambi i genitori, il Tribunale dispone per l’affidamento esclusivo del minore ad uno di questi, determinando i tempi e le modalità della presenza dei figli presso ciascun coniuge, oltre a fissare la misura e il modo con cui i genitori devono contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli. Qualsiasi convenzione intervenuta tra i coniugi non può comunque porsi in contrasto con l’interesse dei minori.
Orbene, sulla scorta del pregresso procedimento civile, che era sfociato nel provvedimento di affidamento esclusivo dei minori alla madre (stanti i rilievi di una consulenza tecnica redatta da un’esperta psicologa con riferimento alla personalità del padre), il Tribunale ha ritenuto di rinnovare la consulenza tecnica, anche in considerazione del tempo trascorso rispetto allo svolgimento della precedente perizia, affidando il compito ad un neuro-psichiatra infantile, il quale, pur riconoscendo che il suddetto genitore non affidatario ha un carattere abbastanza controllato, oltre a un riconosciuto desiderio di non perdere il rapporto con i figli, ha rinvenuto tuttavia nello stesso “l’esistenza di profili di criticità nella gestione di situazioni caratterizzate da tensione con la moglie”.
Sulla scorta di quanto affermato dal c.t.u., il Tribunale ha rigettato la richiesta del padre di affidamento condiviso, avuto riguardo esclusivo all’interesse morale dei piccoli, ritenendo che la madre abbia manifestato un temperamento capace di dare corpo a una relazione affettiva tale da offrire ai minori un buon modello educativo e garantire loro una crescita sana ed un equilibrato sviluppo della personalità.
D’altro canto, il Tribunale non trascura il fatto che la madre dei piccoli, modificando unilateralmente la propria residenza e portando con sé i figli, ha reso inattuabile il diritto di visita (così come disciplinato nel precedente decreto) da parte del padre nei confronti dei minori, rendendolo in concreto più gravoso, vista la notevole distanza tra le diverse località in cui risiedono i due genitori.
Alla stregua delle nuove risultanze istruttorie circa la metabolizzazione da parte della figura paterna della separazione in atto, il Tribunale, virando rispetto alle proprie precedenti statuizioni, ritiene “opportuno estendere, in forza della riscontrata migliore situazione dei rapporti padre/figli, il regime delle visite in modo da consentire che i due bambini, quantunque affidati in via esclusiva alla madre, possano beneficiare di un rapporto significativo con il padre, che potranno frequentare in modo regolare e per periodi di tempo congrui. Ancora si deve notare che, durante il corso del presente giudizio, sull’accordo delle parti è stato adottato, sia pure in via provvisoria, un diverso regime del diritto di visita dei figli da parte del ricorrente che non ha prodotto risultati negativi; regime che, a norma dell’art. 155 ult. co. c.c., può essere ulteriormente valorizzato con le opportune modifiche ed integrazioni in quanto rispondente alle esigenze dei minori…”.
Il Collegio, quindi, tenuta in debito conto la necessità di evitare eccessivi spostamenti ai due fanciulli, rimodella le statuizioni circa il diritto di visita del genitore non affidatario in senso al lui più favorevole, fino alla svolta innovativa, che costituisce il profilo più affascinante di questo interessante provvedimento. Così, infatti, statuisce il decreto, nella sua parte motivo-conclusiva: “Infine, circa la richiesta di visitare i figli mediante collegamento in video-ripresa su internet, il Tribunale rileva che nulla osta ad una simile forma di comunicazione, purché il ricorrente metta a disposizione dei minori, a sue spese, idonea apparecchiatura, sopportando, sempre a sue esclusive spese, i relativi costi di gestione del collegamento. Tale forma di comunicazione, che non è comunque idonea a sostituire la relazione fisica tra i soggetti, potrà essere adottata per una durata massima di venti minuti due volte la settimana”.
Nella sua aurea stringatezza, quest’ultima parte del decreto riesce mirabilmente a compendiare le ragioni della fisicità affettiva con quelle della più incorporea emotività. Sul piano semantico, individua, infatti, la possibilità di estrinsecare una visita, che richiama alla mente un’attività puramente fattiva e dinamica (l’atto del visitare, appunto), attraverso lo strumento fisso e immobile di una web-cam, che tuttavia rimanda un flusso complesso di suoni ed immagini in movimento, pur non elevando quest’ultimo ad unico mezzo di comunicazione tra soggetti stretti da un profondo rapporto di prossimità affettiva sul piano parentale, eppure distanti sul piano fisico.
Il decreto, cioè, non derogando mai all’inderogabile bisogno, che ogni fanciullo avverte, di sentirsi coinvolto sul piano emotivo dalla relazione fisica col proprio genitore (in termini di abbracci, gesti tangibili di approvazione, partecipazione dell’adulto alla dinamica del gioco infantile, etc.), coniuga, in modo sensibilmente pragmatico, tale necessità con la peculiarità di un mezzo atto ad annullare le distanze, nell’evenienza che anche il più semplice dei gesti (una carezza, ad esempio) di uno dei genitori non possa, per forza di cose (leggi, nel caso di specie: il cambio di residenza da parte della madre) essere comunque donato e restituito con la consueta naturalezza, con cui suole essere scambiato nelle famiglie non soggette ai drammi, spesso inesprimibili, di una separazione.
Ed ecco che il mondo, per certi versi, pericoloso, contraddittorio e trasversale di internet, si colora di una connotazione luminosa e rassicurante: perché consente ai giudici, e ancor più al genitore non affidatario, la possibilità di restituire a un fanciullo, attraverso una web-cam, non solo l’immagine frammentata del papà o della mamma, ma altresì la sua voce, i suoi pensieri, sotto forma anche di rimproveri come di atti di approvazione.
Come ha sottolineato, d’altra parte, Silvia Vegetti Finzi, soprattutto nella seconda infanzia, è importante che il figlio “trovi nel padre – o in una figura maschile che lo sostituisce – una guida e un riferimento sul piano dei valori e delle norme sociali, che si appresta a confrontare con quelle degli altri”.
La fisica distanza tra genitori e figli, ove immotivatamente prolungata, può tradursi quindi in un difetto di tutela delle diverse sfere di posizioni giuridiche, non solo in termini di obblighi genitoriali, ma di diritti tanto dei genitori stessi quanto, soprattutto, dei bambini.
E’ del tutto evidente, quindi, che le distanze e le diverse localizzazioni nonché la sempre più crescente nebulizzazione del concetto di famiglia tradizionale (“famiglie allargate”, coppie di fatto, divorzi plurimi…) spingano l’ordinamento civile verso forme di “compromesso”, che valorizzino il dato dell’affettività attraverso i moderni sistemi di comunicazione. Da questo punto di vista, la web-cam costituisce un rimedio, e lo si ribadisce: solo un rimedio, a quel vuoto di amorevolezza, che, senza tutele, danneggiando in primo luogo il fanciullo, rischia di riflettersi altresì sul genitore, ispessendo, magari, in lui, quel nucleo di aggressività e di rancoroso rimuginio nei confronti dell’altro coniuge, che il solo contatto con la naturale effervescenza affettiva dei figli contribuirebbe di molto a stemperare, a vantaggio della stessa salute psico-fisica dei minori.
In materia di diritto di visita del coniuge non affidatario, si registra un consolidato orientamento della Cassazione, che tende a renderlo “effettivo”. Sin da un risalente indirizzo (si veda, a questo proposito, Cass. Civ., Sez. I, n. 8109/1990), il Giudice di legittimità ha ribadito come il coniuge non affidatario, in base all’art. 155, co. III, ha il diritto di vedersi assicurata una sufficiente possibilità di rapporti con il figlio minore affidato all’altro coniuge, sia al fine di guadagnarsi l’affetto e il rispetto del figlio, sia al fine di conservare e rafforzare i rapporti affettivi con lo stesso. Ma tale diritto non si veste di assolutezza, essendo, com’è noto, subordinato al preminente interesse morale e materiale del minore, sicché può essere limitato o addirittura disconosciuto (sospeso) dal giudice, ove ricorrano gravi e comprovate ragioni di incompatibilità del suo esercizio con la salute psico-fisica del minore stesso (sebbene risalenti, si segnalano: Cass. Civ. Sez. I, nn. 3249/1989; 6312/1999; conforme: Tribunale di Napoli 2003). Tuttavia tale gravità non può essere correlazionata a una pregressa condotta del genitore, attinente, magari, all’addebito della separazione, per cui il diritto di visita non può essere negato in chiave sanzionatoria, dovendosi avere unico riguardo all’impatto psicologico sui minori delle vicende, da cui origina il provvedimento di sospensione del medesimo diritto (cfr., Cass. Civ., Sez. I, n. 6548/1994).
Trattasi , comunque, di diritto indisponibile, e come tale è irrinunciabile. Una simile rinuncia, d’altra parte, espressa dal coniuge avente diritto o da entrambi i coniugi, specificatamente accordatisi sul punto, potrebbe essere non omologabile in sede di separazione consensuale ovvero non ratificabile in sede di separazione giudiziale con conclusioni congiunte, perché in palese contrasto con l’interesse di tutela del minore, la cui volontà, specie se in età adolescenziale, può tuttavia essere tenuta presente dal giudice della separazione, ai fini di statuire circa la sua sospensione (emblematico il caso affrontato dal Tribunale di Catania nel lontano 1996, relativo a un adolescente che rifiutava di vedere il padre, perché ossessionato dal continuo recriminare paterno nei confronti della madre).
Sul versante opposto, la giurisprudenza più recente pare orientata a garantire maggiormente tale diritto, anche sul piano penale: il coniuge cui sono affidati i figli minori ha infatti l’obbligo di porre in essere tutte le condizioni, affinché il coniuge non affidatario possa esercitare il diritto di visita, in caso contrario, l’elusione dei provvedimenti del Tribunale in questo senso integra il reato di cui all’art. 388, II comma, c.p.. A tal fine sono sufficienti la coscienza e volontà di eludere l’applicazione del provvedimento del giudice sub specie di semplice dolo generico. Né il genitore può accampare di non avere un dovere di “persuadere” il figlio a incontrare un genitore, nei cui confronti egli pure esprima un rifiuto, poiché egli ha pur sempre il dovere di comportarsi secondo buona fede, cooperando in modo che il provvedimento del giudice trovi esecuzione, non impedendo quindi di fatto l’esercizio del diritto di visita (in questo senso, si veda: Cassazione, sez. feriale, sent. 37814/2003).
Inoltre, quando il genitore non affidatario viene ostacolato nell'esercizio del diritto di visita al figlio minore, tale circostanza integra lesione di un diritto personale costituzionalmente garantito, e rappresenta un fatto costitutivo del diritto al risarcimento dei danni non patrimoniali, sotto l'aspetto sia del danno morale soggettivo (patema d'animo), sia dell'ulteriore pregiudizio derivante dalla privazione delle positività derivanti dal rapporto parentale (cfr. Tribunale di Monza, 8 luglio 2004; Trib. Roma, 13 giugno 2000).
Si segnala, da ultimo, un’ordinanza del Tribunale di Napoli (Tribunale di Napoli, Sezione I Civile, Ordinanza 11 marzo 2008), che dispone l’adozione ex officio dei provvedimenti, di cui all’art. 709 ter c.p.c..
A fronte di gravi inadempienze di uno dei coniugi, pregiudizievoli ai fini di un corretto sviluppo dei rapporti tra padre e figlio, secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata e alla luce della novella dell’art. 155 c.c. da parte della
L. 54/2006, anche nel silenzio dell’altra parte, il giudice può assumere d’ufficio i provvedimenti di ammonimento e di condanna a sanzione amministrativa pecuniaria, di cui ai nn. 1 e 4 art. 709 ter c.p.c., mentre quelli di cui ai nn. 2 e 3 è condizionata alla richiesta di parte e ciò sulla considerazione fondamentale che si tratta di diritti indisponibili (non mancano, tuttavia, soprattutto in dottrina, orientamenti divergenti rispetto a quello appena enunciato: vedi nota di Gennaro Lezzi a Tribunale Napoli, sez. I civile, ordinanza 11.03.2008).
Così esplorati gli aspetti più rilevanti del diritto di visita da parte del genitore non affidatario, al complessivo mosaico giurisprudenziale sin qui delineato, si aggiunge questo innovativo tassello, incastonato dal commentato decreto del Tribunale di Nicosia.
Attraverso la web-cam passano, dunque, oggi anche per decreto, la faccia, la voce, con tutto il loro vibrato di sentimenti, di un genitore, i quali non sostituiscono e non possono sostituire la forza di una carezza, …eppure di fronte a un vuoto affettivo-temporale, al cospetto del vuoto inafferrabile, insostenibile delle distanze, possono valere quanto una carezza.

(Altalex, 16 ottobre 2008. Nota di Paola Marino)

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